La Perdonanza Celestiniana
23-29 agosto 2008
L'Aquila apre la Porta Santa al mondo.

714a edizione


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L'Aquila, 23-29 agosto 2008 - 714 Perdonanza Celestiniana

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Perdonanza Celestiniana 2007

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Si è chiusa la 714^ edizione della Perdonanza


Saluti e ringraziamenti finali per la chiusura della 714^ Perdonanza Celestiniana

Il Sindaco
Ho vissuto con grande emozione questa 714^ Perdonanza. Un’edizione in cui, forse, per la prima volta, è emerso con forza l’aspetto più importante di questa manifestazione, nell’essenza originaria del messaggio di Papa Celestino. Migliaia di persone hanno varcato la Porta Santa, animando le funzioni religiose, confessandosi e partecipando all’eucaristia. Migliaia di persone hanno assistito ai riti di apertura e chiusura della Porta, accompagnando in massa la Bolla, ieri sera, in rientro verso la residenza municipale.
Questo è quello che conta.
L’evento celestiniano è in primo luogo un’iniziativa spirituale, che – a distanza di oltre 7 secoli – intende rievocare quel messaggio di pace e riconciliazione diffuso dall’eremita del Morrone. Manifestazioni, convegni, concerti e gli stessi cortei storici sono da considerarsi elementi accessori rispetto all’unicità dell’evento. Non si può infatti misurare l’evento celestiniano contando una ad una le persone che hanno asssistito al corteo storico che, privato del contesto, diventa un semplice manifestazione folkloristica. Mi resta difficile pensare che delle persone si muovano da Palermo o da Torino per assistere unicamente ai cortei della Perdonanza. Celestino ha regalato a questa città il primo vero giubileo della storia, ed è questa l’unica vera attrattiva dell’intera manifestazione, attorno alla quale si devono far ruotare tutti gli altri eventi collaterali. 
In questo senso, da qualche anno a questa parte, i Comitati che si sono succeduti, anche alla fine della precedente legislatura, hanno cercato di puntare l’accento sul messaggio originario di Celestino. Noi abbiamo cercato di dare la nostra impronta, con un assetto metodologico nuovo sotto lo slogan “L’Aquila apre la Porta Santa al mondo”. Così, già dalla fine dell’estate scorsa abbiamo iniziato a lavorare sul tema di quest’anno che è il rapporto tra giustizia e perdono, individuando, poi, in Ela Gandhi l’ospite ideale. Abbiamo creato dei percorsi culturali inediti, cercando di fornire un’offerta variegata, per accontentare tutti i palati. Un budget piuttosto limitato anche dagli sprechi delle passate edizioni (abbiamo ancora 3 milioni di debiti fuori bilancio), non ci ha impedito di elaborare un cartellone di 110 eventi. Abbiamo elaborato un’offerta assortita di concerti, dai Finley – gettonatissimi tra i teenager – alle esecuzioni di qualità del repertorio classico che i nostri ospiti, tra cui l’ambasciatore indiano, Arif Shahid Khan, e l’ambasciatore del Niger, Mireille Ausseil, hanno apprezzato particolarmente. Abbiamo ospitato allesimenti teatrali importanti, come I Giganti della Montagna a Villa Palitti che hanno attirato l’interesse delle cronace nazionali. 
Di fatto, abbiamo tracciato una linea, dalla quale ripartire, cercando di aggiustare il tiro dove possibile. Dovremo, infatti, snellire alcune parti delle cerimonie principali, gestendo meglio i tempi dei discorsi ufficiali e gli interventi delle autorità. Dovremo essere molto più precisi nella scelta dei figuranti principali, onde evitare sostituzioni all’ultimo momento come è successo quest’anno. A tal proposito, sono contento di aver visto Elisa Di Cola (la dama sostituita perché minorenne) partecipare ugualmente al corteo storico. L’anno prossimo sarà ancora più carina per sfilare in costume.
Bisognerà, inoltre, raggruppare gli eventi in categorie, evitando le sovrapposizioni di quest’anno. Permettendo agli amanti di questo o quel genere di seguirne tutti gli appuntamenti. Mi dispiace tanto, infatti, non aver potuto assistere ad alcune manifestazioni o dibattiti dello stesso filone, perché impegnato contemporaneamente altrove. C’era comunque bisogno di trovarsi a gestire tanta offerta, per capire come organizzarsi per il futuro.
Ma l’obiettivo principale sarà quello di prepararci ad accogliere, nel migliore dei modi possibili, le migliaia di pellegrini che parteciperanno alla 60^ settimana liturgica nazionale. Sarà L’Aquila, infatti, ad ospitare questo appuntamento che attirerà i riflettori nazionali, proprio nei giorni Perdonanza. Dobbiamo però iniziare al lavorare sin dalle prossime settimane per migliorare la nostra offerta logistica, attrezzando la basilica di Collemaggio con panche ed, eventualmente, maxi schermi.
Ci tengo, infine, a ringraziare l’assessore alle Politiche Culturali, Anna Maria Ximenes e, con lei, tutto il Comitato, per aver restituito alla Perdonanza un’immagine rinnovata, più sobria. Una risposta netta agli eccessi delle edizioni passate che avevano poco a che vedere con la dimensione spirituale dell’evento celestiniano.

Massimo Cialente
Sindaco dell’Aquila


L'Assessore
Non è forse compito mio fare un bilancio della Perdonanza, in quanto potrei assumere una posizione di parte, cadere nell’autoreferenzialità.
Credo tuttavia di poter essere abbastanza obiettiva per dare un giudizio da persona “non implicata nei fatti”.
La Perdonanza è davvero un evento sentito e partecipato da tutti i cittadini aquilani, una ricorrenza che la municipalità intera sente sua, come sente suo quel Papa, non aquilano, che donò alla città prima la più imponente e suggestiva delle sue basiliche, poi un documento prezioso per il suo valore religioso ed epocale per le sue implicazioni storiche come la Bolla del Perdono. Dopo una vita trascorsa in maniera appartata, nel segno di una santità tutta vissuta interiormente nel silenzio e nell’isolamento dell’eremo del Morrone, Celestino V, alla fine della sua vita, salì alla ribalta della storia sconvolgendo la contemporaneità con un atto senza precedenti: un rifiuto che segnava la distanza da una Chiesa ormai compromessa dalla tentazioni della secolarità, preceduto dall’emanazione di un documento che ribadiva l’uguaglianza di tutti i fedeli davanti a Dio, rivolgendosi agli ultimi della terra, ai poveri, ai bisognosi, agli “invisibili”.
Negli anni la Perdonanza è andata connotandosi più o meno diversamente, assumendo contorni differenti e seguendo, come si sa, percorsi non sempre felici.
Quello che resta, dopo il frastuono e le polemiche, è proprio il punto da cui si deve ripartire: l’evocativa solennità di quella Porta Santa, la rivoluzione dolce di quel Papa indebolito dagli anni  ma indomito nella fede e nel coraggio della sua scelta.
E il coraggio della scelta deve essere la prerogativa e il dovere di un amministratore che voglia assolvere il suo compito  con onestà politica e intellettuale. Senza pretendere di incarnare verità assolute, senza arrogarsi la pretesa di miracoli, ma avendo il coraggio di portare avanti la sua idea e di attuarla con il lavoro e l’impegno suo e di chi accetti di collaborare a un progetto, come ha fatto il Comitato, con competenza e serietà e a titolo completamente gratuito.
La Porta Santa si apre al mondo: questo è il progetto, l’idea, il messaggio da cui siamo partiti. Un solco ai margini del quale si possono inserire eventi, dare colore, fare concessioni al gusto e alle attese del pubblico, ma che deve restare il punto fermo irrinunciabile senza il quale la Perdonanza sarebbe un contenitore vuoto, un insieme di proposte magari accattivanti ma prive di contesto e di continuità.
Tutto si può migliorare, certo, da ogni edizione si possono trarre spunti per “aggiustare” il tiro, ma è bene sapere qual è il binario che si intende percorrere e da cui non si deve deragliare.
La presenza di Ela Gandhi, una donna che si è trovata a ereditare un nome, e un lascito spirituale, immenso e scomodo al tempo stesso, e che ha pagato un prezzo altissimo alle sue battaglie in favore degli ultimi e degli “invisibili”, è stata una scelta, un filo conduttore, su cui si è costruita questa edizione. Così sono arrivate le giornate dedicate all’Africa, con incontri che hanno preso avvio da riflessioni difficili, non banali, lasciando il punto di vista, come si diceva nel convegno dedicato a questa tematica, “degli espiatori professionisti”, come è tipico di noi occidentali, e aprendo gli occhi, o cercando di farlo, su zone d’ombra in cui sembra apparentemente impossibile cercare la luce del perdono. A fianco a questo abbiamo cercato di scegliere  eventi spettacolo di spessore e momenti di intrattenimento accattivanti ma dignitosi, abbiamo cercato di costruire la struttura di un corteo storico fedele nelle ricostruzioni ma colorato nell’insieme e caratterizzato dalla presenza di costumi creati per l’occasione e acquisiti nella disponibilità del Comune.
Si potrà migliorare, certo, e si dovrà proseguire. Bisognerà vedere anche come migliorare e proseguire, attraverso quali strumenti e quali strutture formali. Una discussione in cui verrà coinvolto il Consiglio comunale, e dunque, ancora una volta, la città.
Tutto il resto è folclore, contorno, accessorio, comprese le inevitabili critiche che, se non si traducono in rituali polemiche, possono essere momenti di utile riflessione.  Questo atteggiamento è frutto della scelta di cui parlavo all’inizio e che fa parte del mio modo di essere e di stare al mondo, come persona prima che come politico. Una scelta che passa per quella porta e per quel messaggio, cui si deve restituire lo spessore che merita, liberandolo dal ruolo di souvenir per turisti o di gadget per commercianti, con la conseguenza di una rinnovata popolarità. Quel frate anziano che aveva interrotto l’eremitaggio di una vita e intrapreso un viaggio impossibile per arrivare fino qui, a ricevere un’investitura che lo avrebbe messo al centro del mondo allora conosciuto, nell’emanare quella Bolla che fece tremare la Chiesa doveva avere un’idea più grande. L’idea di donare a questa città il privilegio di custodire quel documento e, insieme, la responsabilità di meritarselo.

Anna Maria Ximenes
Assessore alla Cultura


Il Coordinatore del Comitato
Il giudizio del giorno dopo ha il pregio dell’immediatezza e delle sensazioni a caldo che nella loro sostanza restano, anche dopo le successive verifiche e valutazioni che dovranno essere fatte dal Comitato Perdonanza, dall’amministrazione comunale e da tutta la cittadinanza. Ritengo pertanto di poter affermare che la Perdonanza Celestiniana del 2008 sia stata una edizione assolutamente dignitosa, voluta e costruita in un programma di sobrietà e compostezza per il raggiungimento di un giusto equilibrio tra spiritualità ed esteriorità.
Non bisogna nascondere che in questo percorso si sono verificati inconvenienti, sono insorti problemi non previsti, sono stati compiuti errori che comunque sono stati annotati, con umiltà e onestà intellettuale, per evitare che non si ripetano nel futuro. Ma si deve anche riconoscere che c’è stata una squadra che ha generosamente giocato la sua partita a pieno campo ed in sintonia, raggiungendo con un grande lavoro la maggior parte degli obiettivi prefissati.
Ora è necessaria una serena riflessione non per ricercare elementi di inutili polemiche, ma per concertare delle strategie comuni per il futuro. Sono convinto che  l’eredità di Papa Celestino  meriti di essere valorizzata in termini di visibilità e conoscenza attraverso un impegno continuo e costante: le risorse operative e culturali di questa orgogliosa e impetuosa  Città  ne sono testimoni. Anche perché bisogna riannodare molti fili che si sono spezzati nel tempo, così come bisogna, allo stesso tempo, intesserne di nuovi se si intende annoverare la Perdonanza tra i grandi avvenimenti nazionali ed internazionali.

Carlo Mangolini
Coordinatore Comitato Perdonanza



L’Aquila, 30-08-2008


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