Dal castello a Santa Maria di Collemaggio

Gli itinerari sono riferiti a prima del 6 aprile 2009, data del terremoto che ha sconvolto L'Aquila ed un vasto territorio circostante. Oggi, unitamente a molti dei luoghi della città, non sono al momento percorribili a causa dei danni del sisma, ma si è voluto lasciarli per far conoscere al pubblico quali fossero le bellezze della città, con l'augurio che possano essere al più presto nuovamente visibili nel loro splendore.

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Nel 1529 la città perse la sua autonomia e soprattutto il territorio che aveva reso possibile nei secoli la sua esistenza quasi da libero comune nell’ambito del regno meridionale. L’infeudamento dei castelli del circondario dati a signori spagnoli costituì evento determinante per la futura storia dell’Aquila. Gli abitanti tentarono una ribellione e con la successiva repressione don Pedro di Toledo, viceré spagnolo, impose la costruzione di un’imponente fortezza ideata da Piero Luigi Scrivà ingegnere di Valenza, che per gli Aquilani divenne il tangibile segno della sconfitta.
L’insediamento militare su un colle a nord-est della città, in vista della catena del Gran Sasso, costò a molti abitanti del quarto di S. Maria la perdita delle loro case e delle loro chiese intra-moenia, oltre ad un tratto delle antiche mura cittadine.
Oggi resta la grandiosa fortezza, splendidamente panoramica, immersa in un ampio parco, divenuta sede del Museo Nazionale d’Abruzzo.
A pianta quadrata, con poderosi bastioni angolari, circondata da un fossato, merita un’approfondita visita sia per gli aspetti architettonici, sia per le opere d’arte risalenti a vari periodi storici ivi conservate, sia per lo splendido esemplare di Elephas Meriodionalis ritrovato, quasi integro, in località Madonna della Strada a pochi chilometri dalla città.
Dal parco del Castello si raggiunge via Castello che origina dall’omonima porta, da qui per via e arco delle Terziarie si raggiunge la piazza del Teatro. Nella stretta via che prende nome da un insediamento di monache Francescane, si possono ammirare sulla destra antiche case che conservano finestre quattrocentesche.
A piazza del Teatro ci troviamo nell’antico locale di Sinizzo la cui chiesa di S. Alò fu distrutta per far posto alla basilica di S. Bernardino e all’ospedale S. Salvatore a metà del ‘400
L’attuale edificio universitario che delimita a ovest la piazza, sorge sul sito dell’antica chiesa di S. Maria di Tempera i cui ultimi resti, costituiti da pietre squadrate, sono probabilmente individuabili sulla parete che dà su via Verdi. Altre chiese ormai scomparse si trovavano nell’area e in particolare la chiesa di S. Elisabetta al termine di via delle Terziarie e la chiesa di S. Crisante di Filetto al termine di via Tempera ( traversa di via Verdi).
Il Teatro comunale presenta una facciata monumentale della metà dell’800 con spunti riferibili alla classicità greca e rinascimentale che in città si trovano anche nel palazzo del Convitto e che costituiscono esempio dell’eclettismo architettonico ottocentesco presente in città. Elementi di stile barocco si evidenziano nei timpanetti delle finestre, nel portale laterale di destra si osserva un arco policentrico, mentre archi a pieno sesto caratterizzano le altre aperture.
La facciata si conclude con un alto timpano.
L’antico ospedale S. Salvatore che affaccia sulla piazza, fu costruito a metà del ‘400 grazie a S. Giovanni da Capestrano e agli introiti derivanti dalla soppressione di molti ospedali cittadini di tipo medievale. Della prima costruzione del ‘400 rimangono pochi elementi e in particolare i portali in pietra di tipo durazzesco; fu ristrutturato nel ‘700 e nella prima parte dell’800 furono aggiunte in facciata (su piazza S. Bernardino) le finestre alle due estremità. Notevole il cortile interno completamente porticato..
L’area è resa particolarmente preziosa dalla splendida basilica dedicata a S. Bernardino da Siena che ne conserva le spoglie dato che il Santo morì all’Aquila nel 1444.
La basilica di S. Bernardino è uno dei monumenti più insigni della città.
Caratterizzata dalla grande cupola costruita nella seconda metà del ‘400, fu voluta da S. Giovanni da Capestrano e simboleggiò il potere e il prestigio dell’oligarchia mercantile cittadina. Fra Berardino da Siena sentendo vicina la morte, volle giungere all’Aquila e qui morì il 20 maggio del 1444; a pochi anni di distanza fu dichiarato Santo e gli Aquilani ottennero di far rimanere il suo corpo in città, grazie a S. Giovanni da Capestrano si decise poi di costruire la grandiosa basilica che ancor oggi ne conserva le spoglie.
Il complesso fu progettato probabilmente da frate Francesco dall’Aquila, mentre il compito di controllare i lavori fu dato da Papa Niccolò V a Giacomo della Marca. La chiesa con l’annesso convento fu compiuta nel 1472, mentre la splendida facciata, dopo varie vicende, fu costruita nella prima metà del ’500 su progetto di Cola dell’Amatrice in pietra dorata, scansita da colonne appaiate su tre ordini sovrapposti, dorico, ionico e corinzio e da due trabeazioni . Da ammirare l’elegante trifora nel mezzo del secondo ordine, i tre oculi e lo splendido portale centrale, a strombo, che racchiude nella lunetta una Madonna con Bambino e Santi della scuola di Silvestro dall’Aquila.
In seguito al terremoto del 1703 la chiesa fu semidistrutta. Della costruzione quattrocentesca restano il perimetro murario absidale con le grandi finestre ogivali, la torre a bifore (anche se ridotta in altezza), la cappella poligonale di S. Bernardino visibile dal chiostro del monastero e le cappelle absidali. Dopo il terremoto del 1703 si ricostruì la chiesa in parte distrutta e nel 1730 il nuovo edificio era già compiuto, fastoso negli interni, con lo splendido organo dorato sulla contro-facciata. L’interno si presenta grandioso nelle dimensioni, in stile barocco, a croce latina, a tre navate con un pregiato soffitto ligneo (di Bernardo Mosca da Pescocostanzo)) che copre quella mediana e con cupola ottagonale. Le cappelle laterali sono ricche di opere d’arte, tra queste di particolare rilevanza la pala di Andrea della Robbia, il mausoleo di S. Bernardino di Silvestro dall’Aquila e scuola, una Crocefissione del XVIesimo secolo, affresco trasportato su tela che in origine si trovava nella chiesa di S. Francesco demolita per la costruzione dei Portici su corso Umberto. Nella cappella maggiore lo splendido sepolcro di Maria Pereira, di famiglia spagnola moglie del potente Pietro Lalle Camponeschi, splendida opera di fine ‘400 di Silvestro dall’Aquila e del suo aiuto Salvato da Roma. Di fronte, in una delle cappelle absidali si possono ammirare resti di affreschi.
Da visitare i due chiostri del convento di proprietà dei Francescani ( gli altri due sono occupati dal distretto militare) e lo splendido refettorio oggi sala Bernardiniana che presenta splendidi affreschi del Cardone del secolo XVIesimo.
Si prosegue dopo la scenografica scalinata per via Fortebraccio percorrendo la così detta valle di Bazzano.
La strada ripercorre la valle dalla porta cittadina al centro città, con uno dei probabili più antichi percorsi viari di attraversamento del colle su cui sorge L’Aquila e a questa probabilmente preesistente come testimoniato dalla presenza fuori la porta di Bazzano dell’antico ospedale di S. Michele che per alcuni storici era già esistente al momento della fondazione di metà ‘200.
Lungo il suo percorso nel ‘500-‘600 si sviluppò un quartiere di abitazioni prevalentemente artigiane sulla costa e di ville signorili nella valle che all’epoca, circondate da orti fino a S. Maria di Farfa e alle mura cittadine, costituivano abitazioni quasi di campagna.
Nel ‘600 alle poche importanti residenze patrizie di cui si parlerà, si aggiungevano case artigiane e grandi orti tra cui quello con vigna degli Alfieri alle spalle della via verso S. Maria di Forfona
Il primo rilevante edificio che si incontra è quello su piazza Bariscianello con ingresso in via Fortebraccio (proprietà Berti). Palazzo cinquecentesco con due prospetti, con portale semplice a bugne rilevate Importante cortile del XVI secolo all’interno con sviluppo sui quattro lati con porticato su colonne con capitelli compositi.
Da osservare durante il percorso palazzo Romanelli ( edificio con risvolto su via S. Basilio) che presenta all’interno un cortile con elementi rinascimentali e arcate di tipo quattrocentesco. Sul lato nord uno scalone è ricavato all’interno della muratura delimitato da una parete con arcate a tutto sesto. La facciata conserva il portale d’ingresso ad arco a pieno sesto con l’inquadratura a bugne e pietre squadrate e l’inquadratura delle finestre del 1° piano. Accanto alla famiglia Romanelli l’importante palazzo abitato già dal ‘400 dalla famiglia Alfieri con l’attigua chiesa della Madonna degli Angeli che fu ultimata nel 1598. Il vasto palazzo, datato per la gran parte a metà del ‘400, conserva in alcune parti prove dell’origine trecentesca oltre ad elementi legati ai successivi rifacimenti settecenteschi. Splendido è il cortile che fa pensare a un chiostro con archi gotici e a tutto sesto che si elevano su colonnine con capitelli di tipo corinzio, il sovrastante loggiato è sostenuto da isolate colonne con base molto alta. Attualmente è sede dell’istituto delle suore Micarelli a cui ci si può rivolgere per la visita.
Al termine della strada, sulla destra, con risvolto sulla caratteristica piazzetta di Bazzano, ammiriamo uno dei più antichi edifici medievali della città che conserva parte dell’antica cortina muraria. Ha un aspetto quasi di casa torre, con angolo acuto tra le due facciate che seguono l’andamento del terreno, con portale con arco a tutto sesto che ricorda quelli delle Cancella ed è databile al XIV – XVesimo secolo.
Le caratteristiche coste Masciarelli e Picenze rendono particolarmente suggestivo questo angolo della città che si incontra entrando dalla porta di Bazzano.
Si percorre costa Picenze fino a raggiungere la chiesa di S. Maria e si prosegue su via Tione,si attraversa via dei Giardini, si percorre un breve tratto in discesa che permette di raggiungere via Rendina ed in breve il parco della Villa Comunale. A sinistra il Palazzo dell’Esposizione costruito nel 1888 con facciata ad esedra attualmente sede del Consiglio regionale, realizzato nel sito su cui sorgeva il seicentesco convento di S. Michele.
Con una piacevole passeggiata nel parco e lungo il viale Collemaggio si giunge alla grandiosa basilica che si lascia ammirare già da lontano per lo splendido cromatismo della sua facciata.
La basilica di S. Maria di Collemaggio sorge su un colle in posizione strategica per il controllo della valle di Bazzano e della valle in cui si trovava l’antico tratturo, in una posizione intermedia tra il contado Forconese e quello Amiternino. La chiesa è strettamente legata a Celestino V che nel 1294 donò alla città la bolla che istituiva l’indulgenza plenaria per tutti coloro che, pentiti e confessati, fossero entrati nella basilica dalla sera del 28 agosto, giorno della decollazione del Battista, a quella del 29. Da allora ogni anno la città celebra con riti religiosi e, a seconda dei periodi storici, con fiere, giostre e manifestazioni culturali la Perdonanza Celestiniana.
La basilica che oggi ammiriamo è frutto di varie vicende architettoniche e in particolare dell’intervento del 1969-1972 con cui l’architetto Moretti ripristinò le severe strutture gotiche asportando le sovrastrutture barocche sei -settecentesche.
L’interno si presenta a tre navate con transetto non sporgente con cupola all’incrocio, con tre absidi di cui la centrale presenta un particolare prolungamento. Le splendide arcate gotiche e la grandiosità che comunica lo spazio interno che si estende per 96 metri, il particolare interesse del pavimento a losanghe bianche e rosa ricco di significati simbolici, le pregevoli opere d’arte che vi sono conservate, rendono di un pregio particolare questa chiesa che conserva nel mausoleo, splendida opera del primo ‘500 di Girolamo da Vicenza, a destra dell’altare maggiore le spoglie di S. Pietro Celestino.
La facciata rappresenta il capolavoro dell’architettura medievale abruzzese e tra i più noti di quella italiana. Si presenta come una cortina scenografica quadrangolare con lo splendido disegno dei tasselli in pietra bianca e rosa che accolgono e riflettono la luce, è a coronamento rettilineo e scandita da una ricca cornice marcapiano a mensole e tripartita da lesene nella parte superiore. La datazione è ancora oggi discussa, ma si ritiene di poterne riferire la costruzione ai primi anni del ‘400 con il recupero di elementi trecenteschi.
La ricchezza dell’insieme è fortemente determinata anche dai portali e dai rosoni. Grandioso risulta il vano centrale di accesso alla basilica caratterizzato da archi a tutto sesto concentrici e con gli stipiti laterali rientranti a strombo e ornati da nicchie cuspidate di stile gotico racchiudenti in origine statue di santi oggi in gran parte perdute. Dello stesso stile e fattura, ma più semplici, sono i portali laterali, mentre sono databili alla fine del ‘200 le mensole che in origine ospitavano statue di santi.
I tre rosoni a traforo di stile gotico presentano una ricca tessitura e in particolare il grande rosone centrale è caratterizzato da un doppio giro di colonnine e archetti trilobati che lo rendono particolarmente pregevole. Al lato destro della facciata un’ imponente torre ottagonale, utilizzata probabilmente per le benedizioni alla folla, che fungeva da base a un campanile demolito nel 1880 e ricostruito in altra sede a forma di vela.
L’abside si può ammirare dal vicino orto botanico ( da verificare gli orari per la visita ) da cui si può godere anche di ampi panorami sulla valle dell’Aterno e sulla catena del Gran Sasso.
Sul fianco laterale sinistro si trova la Porta Santa che viene aperta in occasione della Perdonanza Celestiniana, splendido portale della fine del ‘300 con fini decorazioni che presenta nella lunetta un affresco trecentesco rappresentate una Madonna con Bambino, S. Pietro Celestino e il Battista.
A destra sorge il convento dei Celestini che risale alla fine del ‘200 come la basilica e che ha subito varie ristrutturazioni nei secoli in seguito ai numerosi terremoti che hanno colpito la città. All’interno si possono ammirare il chiostro con antico pozzo e la sala Celestiniana, ex refettorio dei monaci, coperta da campate a crociera e con uno splendido affresco cinquecentesco sulla parete di fondo, una Crocefissione e Santi, attribuita a Saturnino Gatti.
Si consiglia, se possibile, di concludere la visita, entrando nella biblioteca il cui ingresso si trova in fondo, a destra del chiostro. Gli ambienti sono spesso sede di mostre librarie e dalle finestre si ha la diretta percezione della posizione strategica del convento in vista della valle dell’Aterno.

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